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La Notte della Taranta vista da Giovanna Marini

La Notte della Taranta vista da Giovanna Marini

 

 

«La Notte della Taranta è un cesto di buone intenzioni, bisogna custodirlo, è importante». Lo afferma Giovanna Marini, musicista e ricercatrice etnomusicale, dopo l’anteprima nazionale del documentario A sud della musica – La voce libera di Giovanna Marini, presentato a Zollino l'11 agosto durante la nona tappa del festival itinerante “La Notte della Taranta”, a cura del regista Giandomenico Curi e prodotto da Meditfilm. La musica popolare, da molti considerata d’appendice, rappresenta l’anima di un’Italia sempre più scollata e che fatica a riconoscersi e il merito di Giovanna Marini è quello di farla vivere sempre e comunque in tutte le sue forme, incontrando i cantori passati e presenti, riconoscendo in questi pezzi salentini lo studio dei modi greci fatto al conservatorio.

«Penso cose molto positive della Taranta, sono venuta qui a cantare con De Gregori tanti anni fa e il Salento è un luogo benedetto, benedetto per la musica. Questa cultura è viva e la cosa che mi consola è vedere che qui non si dimenticano le radici – dichiara Giovanna Marini - nel Salento nessuno ha dimenticato niente, è rimasto tutto vivo e vissuto. In questi canti quello che si privilegia è il modo di raccontare senza parole le emozioni. Gli scontri di queste note, queste voci che si incontrano, si superano, progrediscono pian pian facendo una serie di passaggi rivoluzionari, che non erano consentiti e loro lo fanno, tutti fuori dalla portata del pentagramma. Tutto questo trasmette emozioni».

I canti che accompagnano anche il film dall’inizio alla fine, si mischiano ai ricordi, alle testimonianze di amici e studiosi, ai luoghi ritrovati, alle facce e alle immagini dei materiali di repertorio, soprattutto ai musicisti e ai cantanti, vecchi e nuovi, più vicini alla cultura orale e al canto di tradizione.

«Questi sono paesi che vivono da soli e potete stare tranquilli, qui nessuno teme la mancanza di cultura che sta investendo l’Italia in questo modo così radicale e così rovinoso», conclude l'artista.







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