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Anche chi non c’era, sa che l’Italia dal dopoguerra e per tutti gli anni Sessanta ha vissuto un periodo formidabile. Quello che hanno chiamato boom, è stata un’esplosione di euforia, fiducia, voglia di ricostruire, di darsi da fare, di vivere intensamente il presente. C’era voglia di buon cibo, di fare l’amore, di tifare Coppi o Bartali al Giro d’Italia. Di gite in Lambretta, di trovarsi al bar davanti alle rare tv, di cantare e ballare ovunque, di stare insieme per celebrare la vita. Il futuro appariva luminoso e spianato come le prime autostrade che le famiglie percorrevano per andare in vacanza con l’utilitaria. Magari al mare, in Romagna, dove stavano nascendo le prime mete balneari.

Raoul Casadei, prima con lo zio Secondo poi da solo, è la colonna sonora di quegli anni indimenticabili. Quando davvero bastava un grillo per farci sognare, con la sua orchestra ha portato in tutta Italia l’allegria della sua amata Romagna. Nelle balere sempre affollatissime, alle sagre, tra le salamelle delle feste di piazza, tutti ballavano La mazurka di periferia, Ciao mare, Romagna mia, Simpatia. Dalle radio, dalla tv, da ogni palco, non c’erano Beatles né rock and roll né boogie boogie che tenessero di fronte alle note spensierate dell’orchestra Casadei. Che scacciavano i brutti pensieri e accompagnavano gli italiani in quella lunga estate senza fine. È anche grazie a lui che ognuno di noi porta nel cuore una scheggia di quell’epoca, a cui vorremmo tanto tornare.