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Musica Popolare Italiana

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Musica e tradizione orale nel Salento.  Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella

Musica e tradizione orale nel Salento.  Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella

 

 

Quando nell'estate del '54 l’ impetuoso etnomusicologo Alan Lomax percorse la Penisola armato del suo robusto ed affidabile registratore a bobine Magnecord PT- 6 , con l’aiuto di personale e attrezzature Rai, e potendo contare sul grande nome dell’etnomusicologia italiana che fu Diego Carpitella, molti dei tesori ritrovati da gente che non aveva prima avuto testimonianza di esistere in un mondo più vasto apparve quasi subito come un patrimonio ritrovato. Il Graal della musica folk italiana, un mosaico avvincente, contraddittorio e fatto più di cesure che di continuità, che metteva in conto retaggi remoti, fino alla vertigine della Magna Grecia, o forse e addirittura, epoche in cui non si scriveva ancora, il passaggio continuo per la Penisola di invasori diversi, di rifugiati, di gente in fuga per necessità e di gente di passaggio.

Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)
Squi(libri), Roma 2017 pp. 384, € 30 (con 3 CD)

La campagna di indagine etnomusicologica sul Salento d'Italia fu una di quelle più fruttuose, per il futuro: non perché avesse, di per sé, particolare eccellenza rispetto alle altre, anche se la Puglia è gran scrigno di musica di tradizione orale, ma perché molti fattori contribuirono a far considerare le registrazioni salentine dalle terre della “pizzica pizzica” un caso davvero possente e paradigmatico di “iatromusica”, di musica per curare. Cui contribuirono, peraltro, anche gli inquietanti filmati realizzati sul fenomeno del tarantismo. Di qui anche una sorta di nuova “invenzione della tradizione”, col tramite delle varie stagioni di folk revival, sino alla contemporaneità popular delle “notti della Taranta”.

Tutte queste registrazioni tornano ora ad essere disponibili grazie a Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954), prezioso volume edito da Squi(libri)  per la già corposa serie tratta dagli Archivi di Etnomusicologia Nazionale di Santa Cecilia. Bella cosa che la curatela del tutto, e le dense introduzioni storiche, antropologiche e musicologiche ai materiali del Salento siano state curate da Maurizio Agamennone, che di Carpitella fu allievo: in uno stile che unisce concettosità a chiarezza espositiva esemplare. Accanto ai testi e le foto, fondamentali per ricostruire la vicenda storica di comunità rurali colte un attimo storico prima che iniziasse una nuova tornata di emigrazione, al libro sono acclusi tre cd.

Ne emerge, come dato di immediata evidenza, che il “tarantocentrismo” oggi imperante andrebbe attentamente riconsiderato come parte e tratto culturale di un affresco musicale e culturale salentino ben più capiente: dove ad esempio si incontrano magnifici esempi di polifonia maschile e femminile, dove sbalzano fuori le sconvolgenti lamentazioni funebri raccolte a Martano e Gala, il repertorio ellenofono della “Grecia salentina”, canti di capodanno, del carnevale, canzoni, ninne nanne. Il “ragno” che faceva danzare era in buona compagnia.