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Viaggio nella testa di Antonio Infantino: la biografia di Walter De Stradis

Viaggio nella testa di Antonio Infantino: la biografia di Walter De Stradis

 

Antonio Infantino è il fondatore del movimento musicale lucano “I tarantolati di Tricarico” nato nel 1975.

La biografia del giornalista Walter De Stradis contiene la musica e la filosofia del pensatore lucano che ha recuperato e diffuso la tradizione della taranta in Basilicata.

 


"Non stiamo parlando di un artista “folk” ma di uno che ha creato un movimento vero e proprio. Infantino ha anticipato tante cose, forse troppe. La ritmica selvaggia, ossessiva e martellante, il cantico dolente e ribelle degli “spiritati” del sud, la chitarra scordata e impazzita che suona come un’orchestra: gli attuali Capossela, Avitabile, Mannarino e chissà quanti altri, non ci sarebbero stati senza di lui. Il viaggio nella sua testa è stato bellissimo, è durato anni, e alla fine mi sono ritrovato con un bagaglio di informazioni senza prezzo e di un rinnovato interesse per le cose della mia terra. Solo i più grandi artisti riescono a farti questo effetto”.

 

Per comprendere il senso della musica di Infantino bisogna fare un salto alle origini. “Il ragno della “taranta”, a Tricarico – scrive Giovanni Caserta nella prefazione - lo si cacciava attraverso la danza sfrenata della “tarantola” e, quindi, dei “tarantolati”. La musica, suscitatrice di tanto sfrenati balli, diventava, di conseguenza, liberazione. Ma perché questa possa darsi, bisogna che la musica, come la danza, sia essa pure irriguardosa delle regole. I “musicanti”, che a Tricarico si raccoglievano intorno ad Infantino per formare “Antonio Infantino e i Tarantolati di Tricarico”, erano suonatori che battevano strumenti inusitati, come il tamburo o il tamburello, o emettevano soffi liberatori col “cubba cubba”. Lo stesso Infantino suonava e suona una chitarra con corde non registrate, cioè stonate. Né i “musicanti” erano sempre gli stessi. Essi cambiavano a ogni ritorno di Infantino a Tricarico, racconta uno di loro nel libro. E si è lontano dal folklore. La Tricarico di Infantino è tutta l’umanità sofferente e repressa. E’emblema, simbolo. Come mezzo di espulsione dell’animale, cioè della bestia, ovvero del demonio, il ballo della “taranta” o “tarantola” ha un senso tutto mistico e religioso. Di qui l’irritazione di Infantino quando gli vogliono far dire che il suo è folklore. Folklore  - afferma d’altronde lo stesso Infantino - è ciò che non tiene conto delle radici profonde”.