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Da Charlie Chaplin a Camilleri, il mito senza tempo della musica nelle barberie

Da Charlie Chaplin a Camilleri, il mito senza tempo della musica nelle barberie

Molti amanti del cinema hanno in mente la scena del Grande Dittatore di Charlie Chaplin, in cui un eccentrico barbiere ebreo si prodigava con zelo a radere un cliente a ritmo della Danza Ungherese n.5 di Brahms, diffusa da una radio presente nella bottega. Ma non tutti sanno che nelle antiche barberie della Sicilia dei primi anni del ‘900, allo stesso modo, risuonavano le note dal vivo delle chitarre e dei violini, dei mandolini e della ciaramedda (la zampogna), mentre qualche cliente divertito si dilettava ad accompagnarne il suono con i cucchiari.

 

 

Erano i tempi dei saloni, barbieri erano una volta confidenti, un’altra improvvisati dentisti, ma soprattutto virtuosi maestri dell’arte musicale, divulgatori di un repertorio a metà strada tra la musica d’arte e la tradizione popolare, che comprendeva musiche spesso riprodotte a orecchio e tramandate da generazione in generazione, dai valzer ai pasturali, passando per le mazurke, le polke e le tarantelle, fino alle romanze recitate dai cuntaturi.

Le barberie divennero in breve tempo veri centri di produzione e trasmissione culturale in cui i garçons apprendevano il mestiere dai varberi suonatori di penna (coloro che utilizzavano il plettro) e da quelli di mano, e i centri storici diventavano palcoscenici itineranti in cui esibirsi in occasione di serenate, matrimoni e feste da ballo.

A Malvagna, un piccolo centro di 814 abitanti situato nei pressi della valle dell’Alcantara in provincia di Messina, la “famiglia dei Pantani” offriva un programma musicale con chitarre, contrabbasso, violino e mandolino eseguendo le più popolari canzoni della tradizione siciliana, mentre un certo Nino Restuccia era famoso per le sue esibizioni con la ciaramedda, che suonava contemporaneamente alla grancassa con il piede e i piatti sopra la testa.

Negli ultimi anni la tradizione delle barberie musicali è rimasta viva ad Aidone nel salone dei fratelli Zammataro, in duo con fisarmonica e chitarra, o a Roccapalumba, un paese dell’entroterra siciliano in provincia di Palermo, grazie alla Compagnia Popolare Favarese di Giuseppe Piscopo.

 

 

 

A Porto Empedocle si trovava invece il salone di don Nonò la cui storia è narrata da Andrea Camilleri all’interno dell’interessante volume del 2009 “Musica dai saloni, suoni e memorie dei barbieri di Sicilia” curato da Gaetano Pennino e Giuseppe Piscopo. «Nel Salone di don Nonò - scrive Camilleri - c’era il concertino eseguito dal duo Pirrotta-Spitaleri, di grande fama paesana. Pirrotta, al mandolino, era un ferroviere, Spitaleri, falegname, suonava la chitarra, […] venivano ingaggiati in occasioni speciali quali matrimoni o particolari ricorrenze. Si prestavano anche a serenate notturne (allora usavano) che gli innamorati facevano eseguire sotto le finestre delle loro belle. Certe volte le serenate finivano con la fuga precipitosa del duo, inseguito da qualche padre geloso che non gradiva la gentile attenzione verso la figlia. […] In occasione del concertino il salone si affollava all’inverosimile e il duo era costretto a suonare praticamente schiacciato contro il muro. Io me lo godevo da fuori, appoggiato alla porta, sicuro che don Nonò era troppo impegnato per darmi la caccia. Poi, nel 1942, il fascismo proibì i concertini. La guerra - spiegarono i gerarchi - poteva tollerare solo marce militari e inni patriottici. E il salone di don Nonò s’intristì».