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I 200 anni di Stille Nacht – Astro del Ciel

I 200 anni di Stille Nacht - Astro del Ciel

Due secoli sulla cresta dell'onda non sono pochi, specialmente per un brano musicale. A riuscire nell'impresa è stato il brano "Stille Nacht! Heilige Nacht!", in italiano Astro del ciel, che esattamente 200 anni ha visto la luce a Oberndorf, un piccolo paesino dell'Austria, nel salisburghese.

Cantato prima timidamente nelle case private di contadini e artigiani e poi, col crescere della popolarità e grazie all'impegno dei migranti per la sua diffusione, nelle chiese e nei locali di tutto il mondo, fino ad arrivare a New York, "Stille nacht" racchiude in sé una storia incredibile, nata nella semplicità e capace di parlare, ancora oggi, la lingua della solidarietà e della fratellanza. Nel 2011 il brano - oggi uno dei più diffusi e interpretati del mondo - è stata inserito nell'elenco austriaco del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Per capirne il senso e la portata abbiamo ripercorso le tracce della canzone tra i sette paesi del Salisburghese che, con sinergia orchestrale, lo hanno visto nascere e crescere, riscoprendo una memoria immortalata fra malghe, chiese e maestosi scenari montuosi.

 

 

Scritto nel 1816, in tedesco, dal sacerdote salisburghese Joseph Mohr e poi consegnato, nel Natale del 1818, al compositore e maestro di scuola Franz Xaver Gruber, che scrisse una melodia adeguata ai versi, "Stille Nacht! Heilige Nacht!" riuscì a trasmettere, fin dalla prima esecuzione, in una chiesetta di campagna, un messaggio talmente pieno di speranza da risultare rivoluzionario. Quando la canzone vide la luce, infatti, l’Europa si trovava in una fase di profondi cambiamenti, travolta da guerre, sovvertimenti politici e crisi economiche che per decenni avevano traumatizzato e dissanguato la popolazione. Con guerre e campagne militari, Napoleone aveva saccheggiato, incendiato e ridotto all’impotenza intere regioni e a ciò si era aggiunta, nel 1816, una catastrofe naturale dalle ripercussioni devastanti: un intero anno privo di estate, con quattro stagioni quindi prive di raccolti e un ovvio seguito di fame e miseria.

In mezzo alla crisi più nera, il giovane ausiliario Mohr decise dunque di donare una speranza alla popolazione stremata. "Holder Knabe im lockigen Haar, schlaf in himmlischer Ruh" (Grazioso bimbo dai capelli ricci, dormi in pace celeste!): la poesia natalizia racchiusa nel testo inizia come una ninnananna per Gesù bambino e prosegue con un testo di facile comprensione, capace di raggiungere gli animi di tutti, soprattutto delle persone più semplici e in difficoltà. Il pensiero consolatorio della salvezza dalla miseria attraverso la nascita di Cristo e l'amore di Dio percorre il brano fino alla sesta strofa e, anche grazie alla dolcezza della melodia, riesce a trasmettere fiducia e speranza.

 

 

Potente ed efficace, il canto in poco tempo cominciò a diffondersi tra i paesini dell'Austria.

In pochi sanno, però, che il successo, per il brano natalizio, arrivò proprio grazie alla guerra. La situazione si sbloccò in modo sorprendente e suggestivo nel Natale del 1914, circa cinque mesi dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale, quando sul fronte occidentale erano già caduti o rimasti feriti oltre un milione di soldati. La notte del 24 dicembre, nelle Fiandre, alcuni soldati tedeschi decisero infatti di esporre piccoli alberi di Natale illuminati oltre il bordo della trincea, come segno di pace: su entrambe le linee del fronte, per un tratto lungo circa 50 chilometri, i combattenti deposero armi ed elmetti e intonarono i canti di Natale del loro paese. In lingue diverse echeggiò anche "Stille Nacht! Heilige Nacht!".