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Rosa Balistreri nel registro dell’Eredità Immateriali di Sicilia

Rosa Balistreri nel registro dell'Eredità Immateriali di Sicilia

Chi voli diri amuri si lu senti d’un cori cummattutu cu la menti comu lu Mungibeddu sempri vivi dintra c’hai lu focu, fora la nivi: le parole di Rosa Balistreri, così come la sua voce passionale, sono espressione della Sicilia più viva, più intensa, più viscerale.

Rosa è sinonimo dei tormenti e della storia dell'Isola, ed è anche per questo che l'idea di iscriverla nel registro dell’Eredità Immateriali (Reis) arriva come un meritato riconoscimento, come una ricompensa del lascito che segna e graffia i cuori di chi ascolta.

L'idea è partita dalla vice presidente della Regione Mariella Lo Bello, che ha avanzato la proposta per dare vita a quello che è un vero e proprio atto di giustizia nei confronti della cantastorie, simbolo del coraggio delle donne siciliane che hanno cantato la loro vita, le violenze e la loro amata terra.

Rosa era una donna che non si è mai arresa, che si è ribellata alla vita che le hanno imposto, arrivando a commettere l’omicidio del marito violento. Per i siciliani e per chiunque venga a conoscenza della sua storia, è una donna che ha creato la propria strada non arrendendosi alle difficoltà della vita.

La cantautrice voleva migliorare la Sicilia facendo parte del miglioramento. Lei stessa diceva «non sono una cantante… sono diversa, diciamo che sono un’attivista che fa comizi con la chitarra».

Tutt'oggi la cantastorie licatese è ispirazione per i gruppi siciliani di musica popolare, che raccontano le storie di una Sicilia rurale ormai dimenticata.



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