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I Newpoli: i suoni del Mediterraneo sbarcano in USA

I Newpoli: i suoni del Mediterraneo sbarcano in USA

Il gruppo folk Newpoli, nato nel 2003, si esibisce venerdì 7 luglio al Joe's Pub di New York. Un repertorio, il loro, nel quale si riscoprono grazie alla musica i ritmi e i colori del sud Italia e del sud Europa: "Vogliamo ripercorrere la cultura del Mediterraneo, valorizzando il concetto positivo di ‘melting pot'"
Il sud Italia e il sud Europa come crocevia del mondo, la musica come strumento di condivisione. In un periodo storico in cui muri e barriere superano ponti e legami, una band musicale di Boston cerca di portare il vento del Mediterraneo negli Stati Uniti. Sono in sette, si chiamano NewPoli e si esibiscono negli USA con il loro ultimo album Nun te vutà.

Dal nome del CD, si capisce subito una cosa: l’impronta italiana c’è, eccome. Una sensazione confermata dalla composizione del trio che si occupa della direzione artistica, formato per due terzi da ragazze italiane: Angela Rossi, Carmen Marsico e lo svedese Björn Wennås. Ma anche il nome del gruppo (formato anche da Fabio Pirozzolo, vocals/percussion/Italian tambourine; Dan Meyers, flutes/ciaramella/bagpipe/percussion; Karen Burciaga, violin, Jussi Reijonen, oud/mandola/guitar) è significativo. Perché il termine Newpoli abbraccia le influenze della cultura greco-romana, che ha trovato nel Mediterraneo il bacino fertile in cui crescere. Ma ricorda anche un po’, se vogliamo, la polis rivisitata in chiave moderna. Così come fa tornare alla mente quella Neapoli capitale, con Palermo, del Regno delle Due Sicilie. Il nome del gruppo, insomma, è un mix di tutti quei fattori che hanno reso grande il Mediterraneo.

La musica folk prodotta dai Newpoli si pone proprio di tornare a considerare il mediterraneo come bacino ricco di valori, prima che come “terra” di tragedie.

 

Nell’esibizione live al Joe’s Pub di venerdì 7 luglio, a New York, il gruppo porterà un repertorio misto, che comprende le tracce tratte dall’ultimo album, così come cover di canzoni legate alla tradizione. Sempre con un unico obiettivo: “Fin da quando abbiamo fondato il gruppo abbiamo voluto ripercorrere la cultura del Mediterraneo, valorizzando molto il concetto positivo di ‘melting pot’” ci hanno spiegato Angela, Björn e Carmen. Perché è vero, “l’immigrazione è dolorosa e talvolta fa male, ma avendo nel cuore il proprio Paese d’origine è possibile rafforzare la cultura del mondo attraverso il racconto delle proprie tradizioni”. Tradizioni musicali come in questo caso, certo, ma non solo.



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