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La scuola di musica popolare di Testaccio rischia la chiusura

La scuola di musica popolare di Testaccio rischia la chiusura

Trenta giorni di tempo per sanare la propria condizione. Vale a dire per versare, nelle casse del Comune, 733mila euro. E sempre trenta giorni di tempo per “rilasciare bonariamente il bene, libero da persone e cose”. La raccomandata che il Dipartimento patrimonio ha fatto recapitare alla Scuola Popolare di Musica di Testaccio, non lascia spazio a troppi fraintendimenti.

La delibera 140 colpisce ancora. Questa volta a fare le spese di un’assegnazione correttamente avvenuta e tuttavia mai perfezionata, è una delle realtà socio-culturali più conosciute ed apprezzate della città. Dopo 42 anni di attività infatti, la scuola di musica vede messa a rischio la prosecuzione della propria esperienza. Come in altri casi osservato, il Campidoglio chiede ora il versamento del canone a prezzo di mercato e non a quel 20% che era stato concordato all’atto dell’assegnazione.

“Abbiamo sempre regolarmente pagato i canoni – ricorda Renzini, responsabile dell'ufficio stampa della Scuola Popolare di Musica del Testaccio – ed abbiamo anche sostenuto delle spese di ristrutturazione nel corso degli anni. Ad una prima stima, anche se dobbiamo ancora fare bene i calcoli, parliamo di una cifra intorno ai 300-350mila euro”. Investimenti fatti per garantire a migliaia di iscritti, di poter fruire di spazi adeguati ad un servizio di qualità. “Abbiamo un numero di studenti che oscilla tra gli 800 del periodo estivo ai 1100 dei mesi con maggiore affluenza. I nostri corsi sono seguiti da bambini piccolissimi, anche di tre anni, così come dagli ultra ottantenni – spiega Renzini - Abbiamo inoltre un coro gratuito per bambini con disabilità e due bande, da sempre ed a costo zero, aperte alla cittadinanza”.

La pluridecennale esperienza della Scuola Popolare di Musica di Testaccio rischia così d'interrompersi. “Dall'attuale Giunta è stata fatta una nuova delibera - ricorda la responsabile dell'ufficio stampa - ed in sostanza si sottolinea il fatto che le realtà morose, non potranno partecipare al bando per l'assegnazione del patrimonio culturale. Ma così facendo si fa tabula rasa di esperienze che hanno costruito il tessuto socio culturale di questa città. E' inaccettabile - conclude Renzini - e per questo il 10 marzo anche noi saremo in Campidoglio con tante altre realtà socio culturali”. Per ribadire, come recita lo slogan che sta lanciando l'appuntamento, che “una città solidale non si mette a bando”.

Giovanna Marini, che ha fondato nel 1976 la Scuola di musica popolare di Testaccio:

"Sono esterrefatta . Noi siamo sempre stati in regola, abbiamo fatto lavori di ristrutturazione che hanno consentito all'edificio di restare in piedi, per i quali peraltro stiamo pagando un mutuo. La scuola è nata nel 1976, allora via Galvani era un tappeto di siringhe, invivibile. Noi siamo stati tra i primi a riqualificare il Testaccio. Finalmente i ragazzi sentivano parlare di musica in un modo che a loro piaceva, perché la nostra è partita come scuola di jazz, con un insegnamento diverso da quello dei conservatori, che poi si aperta a tutti i generi. Ora abbiamo due bande, un'orchestra d'archi, vari cori e jazz band che riuniscono circa duecento persone dai 7 agli 85 anni. Non capisco perché volersi accanire contro una realtà così meritoria ".

 



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