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La musica popolare della Valle del Savena nel documentario di Tremolada

La musica popolare della Valle del Savena nel documentario di Tremolada

"Lino e Primo” è il titolo del documentario girato da Emilio Tremolada nella Valle del Savena, in provincia di Bologna, dall’estate del 2014 a quella del 2016. Ma la storia di due suonatori, Lino Giovannardi, detto Galinino, e Primo Panzacchi, detto Primétt, è solo un espediente letterario. Nel racconto di Tremolada le loro vite si intrecciano con quelle di molti altri suonatori e ballerini che negli anni del dopoguerra si spostavano tra Monghidoro, Loiano e Monzuno per guadagnare qualche soldo e scordarsi della miseria.

Qui negli anni Cinquanta le note del violino, della cromatica (fisarmonica), del clarino e della tromba risuonavano sotto i portici e per le vie dei paesi o, a Carnevale, nelle case dei contadini, gli unici, si racconta, che avessero qualche soldo da dare ai musicisti. Si lavorava di giorno e poi la sera si andava tutti a sentirne suonare due o tre che si mettevano insieme a formare una piccola orchestra e si ballava fino a mezzanotte, quando tutti si fermavano per mangiare un bel piatto di tortellini, offerto dalla famiglia. Quindi si riprendeva anche fino alle cinque del mattino, chiudendo le imposte perché non entrasse il giorno, e poi via, di nuovo a lavorare, in bicicletta con un metro di neve.

Questi e tanti altri aneddoti si succedono nel montaggio cadenzato, come le fotografie ingiallite degli album, nelle interviste che Tremolada realizza ai sopravvissuti di quella generazione, come Lino e Primo, come le loro mogli, che parlano dietro le telecamere intervenendo a completare le frasi dei mariti, come le ragazze che pascolavano le mucche cantando o quelle che andavano al mercato di Monghidoro, perché poi si ballava fino alle tre del pomeriggio.

Il documentario è scritto dalla gente, quei suonatori e quei ballerini che erano ragazzi nel dopoguerra e che raccontano i ricordi e quelli che nei decenni successivi ne hanno calcato i passi, ognuno a modo proprio, fino a quelli che ragazzi lo sono oggi e non hanno smesso di suonare e ballare.

Colpisce la quantità di testimonianze preziose raccolte da Tremolada in due anni, sfumature, impressioni personali di ognuno, modi di ballare e fantasie nel suonare: come Primo, che aveva un tempo incredibile, e come Lino che con un panno rosso copriva la tastiera della fisarmonica. E stupisce la quantità di materiale d’archivio, registrazioni e documenti, raccolto da Placida Staro, suonatrice-ricercatrice come lei stessa si definisce, trasferitasi in quelle terre con la passione di studiarne e perpetuarne le tradizioni.

Nella Valle del Savena si possono ballare le “musiche moderne”, o lisci, ma si suonano e si ballano ancora la Morettina, il Manfrone, il Baraben, il valzer delle tagliatelle e il Son sèt an che fo la serva, che la gente chiama musiche antiche o balli montanari “staccati”. Una differenza cui Tremolada accenna solamente, alludendo a una naturale evoluzione dettata da contaminazioni con altri generi di musiche popolari (polka, mazurka, cha cha cha, ecc.).

Nella Valle del Savena questo tempo vive ancora oggi, i ragazzi frequentano le sagre e ballano i balli staccati di preferenza.  E i giovanissimi continuano a suonare la fisarmonica, il violino e il clarino, per divertimento e per far divertire, guardando chi danza e facendoli danzare.



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