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La Scuola di Tarantella Montemaranese

La Scuola di Tarantella Montemaranese

La tarantella montemaranese è la tarantella caratteristica di Montemarano in provincia di Avellino. Originariamente eseguita con una ciaramella, un tamburello, le castagnette, in dialetto castagnole, e una voce maschile, oggi può essere realizzata con clarinetto, canto e controcanto; fisarmonica, armonia/ritmo, canto e controcanto; tamburello, ritmo. Le combinazioni delle tre componenti - melodia, armonia, ritmo - non sono rigide, ma neanche completamente intercambiabili. Sono soggette a elaborazioni improvvisate e, in ogni caso, funzionali al comportamento dei ballerini.

Centro impegnato nella salvaguardia e diffusione della memoria musicale legata alla tarantella montemaranese è la scuola di tarantella fondata da Roberto D'Agnese nel 2009, a capo della quale ci sono le maestre del paese, Olimpia 'Ndonetta, Chilina, Menella, tra le quali ci sono le figlie di Minico e Gianninino, uno dei genitori musicali della tarantella.

 

 

Grazie all'esperienza di queste maestre, si sono formati nella Scuola di Tarantella Montemaranese degli insegnanti e dei ballerini che gestiscono i corsi, i quali prevedono una parte teorica ed una pratica, includendo nozioni storiche e di danza. Inoltre all'interno della scuola c'è un gruppo di studio che quotidianamente approfondisce gli studi sulla tarantella di Montemarano. La scuola partecipa a festival internazionali di danze insegnando questa magnifica danza con tutti gli stili rilevati all'interno della comunità. La scuola è accompagnata da tutti i gruppi musicali del paese che a rotazione seguono la scuola in tutte le manifestazioni.

 

 

Ad una prima e superficiale lettura l’esistenza di una Scuola di Tarantella Montemaranese potrebbe sembrare quasi una contraddizione: da una lato l’indicazione di un "oggetto" di natura squisitamente folklorica, che ha tra le sue caratteristiche la trasmissione delle competenze per le vie tradizionali della acculturazione attraverso l’apprendistato, e, dall’altro, il nominare un Istituto, come la scuola, che direi per definizione appartiene ad altre logiche di trasmissione della competenza, piu’ connesse ad una societa’ egemonica che subalterna.

Questa constatazione potrebbe infatti suscitare la domanda: come si può insegnare qualcosa che va innanzitutto vissuto, partecipato, respirato, osservato (cioe’ tutte azioni che richiedono il sentire sul piano emotivo)? Come si fa ad incasellare questi piani in "lezioni" o "workshop", che inevitabilmente rimandano ad azioni sul piano razionale, come l’apprendimento di una tecnica, che e’ si importante ma certo non fondamentale?
Ed e’ proprio qui che vengano superate queste distanze. L’operato della Scuola di Tarantella Montemaranese non va assolutamente immaginato come la trasmissione di un sapere tecnico, nello specifico il saper ballare (la qual cosa avviene, come effetto, e che certamente non e’ la ragione prima) ma come la comunicazione di un sentire, di un appartenere e, in fondo, di un gioire che viene messo a disposizione su un piano sovralocale, com’e giusto che sia in una logica che si allontana da un pericoloso localismo per abbracciare quelle dinamiche che inseriscono le qualita’ del locale in un’ottica globale. Qui la trasmissione avviene non solo attraverso lo sguardo, strumento fondamentale dell’apprendistato, ma anche e soprattutto attraverso l’empatia, che rimanda ad uno dei tratti fondamentali della tarantella, vale a dire l’essere un momento di coesione e di identita’ di un gruppo sociale e al tempo stesso un momento di apertura e di comunicazione verso un esterno da coinvolgere.

 

 

Tarantella for Africa organizzata dall'Associazione Scuola di Tarantella Montemaranese, vuole essere un veicolo per mettere insieme tradizione popolare, turismo e solidarietà, un evento che ha due obiettivi sociali fondamentali, il turismo per sostenere la comunità che lo ospita e la solidarietà per contribuire all'integrazione culturale in quanto riteniamo che una sana cultura è fatta anche e soprattutto di accoglienza, la cultura vive se c'è interscambio con le tradizioni, le usanze e le abitudini di altri paesi.

 

 



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