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Scapoli: capitale della Zampogna dal 1975

Scapoli: capitale della Zampogna dal 1975

 

Scapoli (IS), Comune molisano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è noto in Italia e all’Estero per aver saputo conservare un antico artigianato artistico, quello della costruzione della Zampogna. Questo strumento pastorale, sublime capolavoro di Artigiani straordinari che si tramandano da padre in figlio un’arte antica e originalissimi sistemi di lavorazione, era già conosciuto dagli Antichi Romani che lo chiamavano “Utriculus”, ovvero piccolo otre, per la sua caratteristica distintiva, cioè la sacca che funge da riserva d’aria per il suonatore e consente quindi l’effettuazione del suono continuo. Le Zampogne di Scapoli si realizzano con vari legni, soprattutto di ulivo, di ciliegio e di prugno.

Sotto il Palazzo Battirolo è stato eretto un Monumento allo Zampognaro in virtù della rinomata tradizione locale legata alla produzione delle zampogne.

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A Scapoli, ben dal lontano 1975, si svolge l’ultimo week-end di luglio di ogni anno la Mostra Mercato e Festival Internazionale della Zampogna, che vuol essere soprattutto un’occasione straordinaria di confronto fra culture diverse, provenienti da tutto il mondo. Quest'anno il weekend in questione è quello del 29-31 Luglio.

L’iniziativa si segnala tra le manifestazioni popolari e folkloristiche più significative dell’intera penisola, ottenendo per la sua particolarità unanimi consensi dalla Stampa Nazionale e Internazionale. Il suo alto contenuto culturale, inteso come occasione di apprendimento dei costumi, delle tradizioni, della storia dei luoghi e come incentivo alla promozione artigianale, fa della Mostra Mercato e Festival Internazionale della Zampogna, un punto di incontro obbligato di etnomusicologi, eminenti personalità della cultura ed illustri studiosi stranieri, portando così Scapoli alla ribalta internazionale, facendolo definire “Capitale della Zampogna”.

Vetrina, motore, luogo di scambio, il Festival di Scapoli ha occupato un ruolo strategico nel momento in cui uno strumento musicale come la zampogna rischiava di scomparire o di restare confinato in un ambito d'interesse riservato pressocchè unicamente agli etnomusicologi e a pochi appassionati. La manifestazione, venne integrata nei primi anni '90 con un Festival di respiro sempre più internazionale che, facendo giustizia di una visione riduttivamente folcloristica della zampogna e del suo contesto di appartenenza, ha sdoganato questo antichissimo e tutt'altro che modesto strumento musicale, da un lato recuperandone autenticità, valore e ruolo nell'ambito della cultura popolare tradizionale, dall'altro rendendolo attraente per il gusto e la sensibilità musicale del nostro tempo.

Il Museo della Zampogna, fondato nel 2002, è situato presso Palazzo Mancini ed è suddiviso in tre piani, dove è possibile ammirare splendidi ed unici esemplari di zampogne, provenienti da ogni parte del mondo. Il cuore del Museo è costituito dalle zampogne scapolesi e da quelle italiane, nonostante non manchino strumenti provenienti dalla Scozia, Irlanda, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Cina, India, Tibet e da moltri altri luoghi lontani.

Le zampogne, esposte tenendo in considerazione le origini geografiche e l'epoca di costuzione, sono accompagnate da un'ampia documentazione, sia iconografica che letteraria. I visitatori possono inoltre ammirare la fedele ricostruzione di un'antica bottega artigiana, possono ascoltare il suono delle zampogne in una sala acustica e possono assistere a proiezioni di documentari e filmati inerenti a questo antico strumento in un'apposita sala video.

Il Museo di Scapoli oltre ad esporre strumenti italiani e stranieri è dotato di una sala insonorizzata per l’accordatura delle zampogne che, come noto, deve avvenire in assenza di eco. All’interno del Museo anche la riproduzione di un’antica bottega artigiana.

Un progetto espositivo che si pone come punto di incontro tra l'arte e la cultura popolare in quanto viene posta in risalto l'armoniosa simbiosi, in fatto di cultura e arte, con la tradizione popolare locale, intesa come palpitante espressione del sentimento della comunità pastorale.



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