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Riapre il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria

Riapre il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria

A Reggio Calabria ha riaperto il 25 aprile anniversario della Liberazione, il museo dello Strumento musicale, chiuso dal novembre del 2013 quando ignoti lo incendiarono, distruggendo grandissima parte di pregevoli gioielli naturali, capaci di produrre suoni e trasformarli in note, testimoniando la cultura di popoli vicini e lontani.

“Liberazione, dalla fuliggine, dalle ceneri, liberazione degli strumenti dalle casse che li contengono. Il MuStruMu riapre rialzando la testa, perché in quel drammatico giorno in cui fu incendiato, la cittadinanza ha chiesto che il Museo dello Strumento Musicale potesse tornare a compiere il ruolo”, si legge nella nota diffusa dal museo per l’annuncio della riapertura. La struttura ospitata su una superficie di 200 metri quadri, ricadente nella ex stazione Lido ubicata nella pineta Zerbi, è gestita dall’Associazione Museo dello Strumento Musicale, fondata nel 1996 da Demetrio Spagna, che fino al novembre del 2013 vi esponeva una preziosa collezione di strumenti musicali provenienti da tutto il mondo. Gran parte di essi sono andati distrutti come anche la biblioteca nella quale erano custoditi libri antichi e spartiti musicali.

Riapre con la mostra intitolata "Suoni materiali. Gli strumenti e la loro origine naturale” realizzata in collaborazione con l’associazione socio culturale "La Cartiera”, per raccontare l’impiego musicale della canna domestica e della zucca.

Un passato che innegabilmente lascia segni e ferite, oltre che misteri, da cui tuttavia è nato un presente di solidarietà, fatta di persone e gesti concreti, capaci oggi di restituire speranza e disegnare la possibilità di un futuro.
Circa ottocento strumenti catalogati in cinque famiglie: Aerofoni, Cordofoni, Idiofoni, Membranofoni e Meccanico-elettrici con una ricca sezione dedicata agli strumenti della tradizione musicale reggina e calabrese. Una collezione che spaziava dalla cultura musicale etnica a quella tradizionale popolare e a quella occidentale “colta”; una sala espositiva allestita con pannelli esplicativi, con informazioni organologiche e storiche, immagini e percorsi tematici e display con i quali interagire ed ascoltare gli stessi strumenti suonati proprio nei contesti identitari di appartenenza, grazie alla raccolta di contributi da tutto il mondo.



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