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Giulio Cantore, liutaio e membro degli Almadira, ci introduce alla sua arte

Il 14 Marzo è uscito il primo cd di Giulio Cantore & Almadira "Talea" dalla parte di pianta che, interrata, mette nuove radici e genera un nuovo esemplare. Allo stesso modo, il trio rinnova la forma canzone con un dosaggio equilibrato di elementi del flamenco e della musica orientale, ritmi dell'Africa occidentale e musica popolare, lasciando ampio respiro al dialogo tra gli strumenti.

Giulio Cantore è cantautore, chitarrista e liutaio. Dal 2006 al 2008 frequenta la Scuola di Liuteria del Centopievese e impara a modellare il legno, per costruire strumenti a pizzico. Nell'intervista realizzata per Musica Popolare Italiana da Agnese Ermacora (ufficio stampa del trio), Giulio ci illustra il suo lavoro di costruttore.

Giulio Cantore

Foto di Leonardo Farina

-Come nasce una chitarra?

"Quando decidi di fare uno strumento, devi sapere precisamente cosa vuoi ottenere. Devi immaginare il suono, il calore, la qualità dei toni e, solo allora, come puoi fare per ottenerli. Un bravo liutaio fa sempre suonare lo strumento che costruisce: il “come” dipende da variabili solo in parte controllabili. Si pensa al suono, all'estetica, si preparano i materiali e si parte. Si preparano il fondo, le fasce, il manico, il piano armonico e, infine, si assembla. Il fatto che uno strumento funzioni o meno dipende dal piano armonico. Nonostante questo, ogni parte entra in vibrazione e partecipa al suono. Qui finisce il lavoro di falegnameria".

-Quando inizia quello di liuteria?

"Una volta assemblato, inizia il lavoro di liuteria: lasci la chitarra in tensione per qualche giorno, poi la provi. Quando la suoni, magari approfittando del silenzio notturno, ti chiedi come possa essere migliorata. E' come per i bambini: appena nata, non cammina. Non parla, è goffa. Lavori sugli spessori, sui dettagli. Ogni pezzo di legno ha una nota, che partecipa alla risultante che lo strumento esprime. Su quella risultante lavora il liutaio ed è quella risultante a determinare l'unicità dello strumento".

-In quanto tempo costruisci uno strumento?

"Le aziende grandi non possono permettersi di spendere tanto tempo: nelle botteghe grosse, su dieci chitarre realizzate in un anno, una è perfetta, cinque sono mediocri e le restanti sono scarse. Su questo si basa il prezzo. Io non costruisco più di 4 chitarre l'anno: ogni strumento che esce deve dare il massimo. Lavoro, per ogni prodotto, tre o quattro mesi".

-Quali legni utilizzi?

"Per le chitarre flamenco, uso quelli della tradizione: abete, della Val di Fiemme o del Latemar, cipresso, cedrella, palissandro, ebano. Per le chitarre classiche, la scelta è più ampia: uso il palissandro rio, di cui oggi è proibito il taglio, l'acero e legni da frutto, come il pero, il ciliegio, il noce. Al posto dell'abete potrei utilizzare il cedro canadese: è un materiale che, se hai la fortuna di trovarlo di qualità, può dare ottimi risultati. Ma non accade spesso. Conferisce un suono più caldo, con belle tonalità basse, ma è ruffiano: suona subito e tende a degradarsi nel tempo. L'abete, invece, chiede perfino un anno per entrare in sonorità con tutto lo strumento, ma migliora".

-Quale strumento stai costruendo al momento?

"Una chitarra flamenco, di un mio cliente spagnolo. Lo strumento che gli avevo costruito gli è caduto dal quarto piano, sfasciandosi. Me ne ha chiesto uno uguale. Ho studiato lo strumento rotto e mi sono messo all'opera, nonostante non potessi fare prove sonore. Sarà sicuramente diversa: la mia speranza è che sia migliore".

-La tua chitarra, invece, com'è fatta?

"La mia chitarra è d'abete e cipresso, ma è costruita secondo procedure moderne. Nel mio laboratorio propongo due tipi di costruzione: quella tradizionale, con la raggiera, come si conosce dai tempi di Antonio de Torres, e quella che integra materiali moderni, per ottenere strumenti più prestanti. La chitarra è uno strumento economico, popolare leggero e intimo: per questo esiste in tutte le culture nel mondo, si trasporta facilmente ma non raggiunge grandi volumi. Di qui, l'introduzione del lattice bracing sotto il piano armonico, introdotto dal liutaio australiano Smallman negli anni '90. Si tratta di rombi intrecciati, fatti di balsa. La base viene scavata e vengono introdotti filamenti di carbonio. Ho voluto uno strumento leggero, ma resistente: uno strumento per suonare deve essere estremamente leggero, ma al tempo stesso sufficientemente resistente per tener testa alla tensione esercitata dalle corde".

Giulio Cantore

Foto di Leonardo Farina



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