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Musica Popolare Italiana

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Il mandolino: strumento popolare che unisce l’Italia da nord a sud

Il mandolino è uno strumento musicale che appartiene al genere dei cordofoni e trova largo impiego in Italia. Fin dalla seconda metà del '400 l'iconografia e altre fonti ci mostrano il liuto (uno degli antenati del mandolino) suonato con il plettro, tecnica che diverrà nei secoli propria del mandolino.

Oltre al mandolino "classico" (o napoletano), caratterizzato da quattro corde doppie accordate all'unisono, ne esistono altri tipi denominati in base alle zone d'uso.

L'origine del mandolino risale alla prima metà del XVII secolo: soltanto a circa la metà del Settecento risale invece l'inizio della produzione di mandolini napoletani da parte della celebre "Casa Vinaccia" di Napoli. Questi mandolini sono quasi tutti ricchi di intarsi e filettature d'avorio e madreperla lungo il manico e si deve proprio ai Vinaccia l'applicazione delle corde di acciaio in sostituzione di quelle in ottone, nel primo Ottocento.

Le prime menzioni delle nome mandolino le troviamo fra gli appunti di Antonio Stradivari(Cremona 1644 –1737); nell'opera di Tomaso Motta armonica capricciosa di suonate musicali (Milano 1681), che parla di mandolini a quattro, cinque e sei corde; nelle ingiunzioni del pontefice Innocenzo XI (1676-89) e Innocenzo XII(1691-1700) che venivano l'uso del mandolino nelle chiese assieme a timpani, corni, trombe, oboi, flauti dolci, ottavini e salteri moderni.

È possibile utilizzare il repertorio violinistico per questo strumento, dal momento che possiede la stessa accordatura del violino.

Pur essendo uno strumento popolare, è stato impiegato anche nella musica colta e, talvolta, anche nell'opera lirica.

https://youtu.be/6AEhxtmQr58

Lo strumento è costituito da una cassa armonica e da un manico. Il manico, lungo circa 40 centimetri, si raccorda alla cassa più o meno in profondità a seconda dei modelli. Il suo profilo posteriore può essere più o meno arrotondato a seconda dei modelli.

Il numero delle stecche varia da 17 a 33; gli strumenti a maggior numero di stecche sono i più pregiati; queste stecche possono essere anche scannellate congiungendosi talvolta con filettature metalliche.

La verniciatura si usa per tutte le parti eccetto per la tastiera. Per quanto riguarda gli ornamenti ad intarsio, di cui si abbelliscono i mandolini, si usa l'avorio, tartaruga, celluloide e madreperla.

In francese e in tedesco il nome mandolino è femminile, essendo palesemente inteso come una forma diminutiva per mandora o mandola. L'italiano Mandolino si ha per attrazione della voce Violino (viola- violino; mandola- mandolino). Fra Sei e Settecento erano in uso diversi tipi di mandolino, distinti principalmente a seconda dell’accordatura e del numero di corde. Le caratteristiche comuni a tutti i tipi citati erano l'uso esclusivo del plettro, l’adozione prevalente di corde di budello e l'estrema leggerezza dovuta al taglio sottilissimo dei legni.

In quasi tutti i mandolini moderni il manico è munito al suo interno di tendimanico, un tirante metallico regolabile.

Sulla parte superiore è riportata la tastiera, una striscia di legno duro suddivisa in porzioni corrispondenti ciascuna ad un semitono, adornata a volte con intarsi in genere replicati a lato del manico. All'inizio della tastiera il capotasto, una sbarretta di osso sagomata e scanalata, determina spaziatura ed altezza sulla tastiera delle quattro coppie di corde.

I tasti, contro i quali si premono le corde per ottenere le note volute, sono ricavati da segmenti di profilato metallico a T incastonati in apposite fessure intagliate nella tastiera. Anticamente d'ottone crudo sagomato a mano, oggi il metallo che costituisce i tasti è alpacca al 18% di nickel o acciaio inox.

Legni usati per la costruzione:

Tavola armonica (incluse controfasce e catene): abete rosso della Val di Fiemme, abete Engelmann, abete Sitka
Doghe e scudo (oppure fasce e fondo): acero, acero marezzato, acero occhiellato, noce, mogano, palissandro
Manico: acero, mogano, noce, faggio
Tastiera: ebano, palissandro
Ponticello: acero, palissandro, ebano

https://youtu.be/5FlNBuS7YgM

Il mandolino non si è cristallizzato in un unico modello poiché all'architettura del cosiddetto mandolino napoletano si sono affiancate numerose varianti stilistiche e strutturali tese ad incrementare il volume sonoro, ottimizzare la resa timbrica ed accrescere la versatilità d'impiego.

Il mandolino classico, romano o napoletano, al vertice è caratterizzato da un corpo panciuto a forma di goccia, realizzato a doghe che si congiungono al  in corrispondenza dell'incastro con il manico (come il liuto ed il bouzouki greco) mentre la parte posteriore della cassa è irrobustita dallo scudo, una fascia lignea che circonda la tavola armonica per buona parte del perimetro. La tavola armonica presenta la caratteristica forma a lacrima; in genere dotata di tre catene perpendicolari alla linea di mezzeria, è piegata all'altezza del ponticello o subito sotto di esso, tecnica che consente allo strumento di supportare l'elevata tensione delle corde metalliche. La testa del mandolino romano è generalmente scanalata, mentre la testa del mandolino napoletano è piatta.

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Il mandolino classico possiede un timbro delicato, molto espressivo e 'cantabile', con una componente di riverbero che fluidifica e omogeneizza l'effetto del tremolo. La dinamica è ottima, a patto di non costringerlo a cavare più suono di quanto esso sia capace. Il rapporto segnale/rumore sulle corde basse varia sensibilmente in funzione della forza e dell'angolo d'impatto del plettro, in particolare migliora man mano che l'esecutore si sposta verso la tastiera, mentre su quelle alte resta praticamente costante. Il mandolino classico rimane uno strumento dalla voce 'piccola' ma estremamente espressiva, capace di diventare languida e perfino sdolcinata, e dà il meglio di sé con un plettro non troppo spesso di forma allungata.

Nel mandolino brianzolo, di disegno pressoché identico al napoletano, lo scudo ha proporzioni maggiori andando a costituire, come nella chitarra, delle vere e proprie fasce cioè le pareti della cassa. Il fondo è piatto anziché bombato, cambia pertanto il disegno dell'innesto corpo-manico che non è più di testa ma a coda di rondine, più robusto. La volumetria interna è pari a quella del mandolino classico o poco inferiore mentre forma ed architettura della tavola armonica sono analoghe. Il timbro ricorda quello del mandolino napoletano ma è meno gutturale e più asciutto, favorisce la definizione delle frequenze medie aumentando la portata del suono e riducendo la tendenza della quarta corda a risuonare simpateticamente in presenza di vibrazioni estranee. Questo modello, tipico del nord Italia, prende il nome dalla porzione di territorio lombardo che maggiormente ha visto la sua diffusione e costituisce una forma di transizione verso lo sviluppo del mandolino contemporaneo.

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Nel mandolino lombardo le corde sono sei; generalmente tre di budello e tre di seta fasciate di filo di rame argentato. Nel mandolino napoletano e romano le corde sono otto, ma servono a quattro soli suoni, giacchè sono intonate all'unisono due per due. Le prime e le seconde sono di filo sottile di acciaio, con calibratura diversa, le terze e le quarte di acciaio rivestito di filo di rame argentato, anch'esse con calibrature diverse.

Mentre nella tecnica napoletana conta molto il tremolìo e la precisione nell'emissione delle note, se si ascolta molta musica salentina per mandolino (in realtà sempre meno eseguita data la scarsità di suonatori di questo strumento) si nota che si tende ad utilizzare il bicordo ed anche lo strumento leggermente scordato.

Il mandolino si appoggia sulla coscia della gamba destra e si sostiene con l'avambraccio; la mano sinistra stringe il manico dello strumento tra il pollice e l'indice facendola scorrere, quando occorre, nelle posizioni inferiori, mentre la mano destra serve a sostenere leggermente tra la prima falange dell'indice ed il polpastrello del pollice, il plettro o penna.

In Italia sono numerose le fabbriche di strumenti a plettro tra cui si distingue maggiormente quella di "Calace" di Napoli, per la costruzione di mandolini d'arte e da concerto nonchè per la costruzione di mandole e liuti.

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In Italia è presente la Federazione Mandolinistica Italiana (F.M.I.), che accoglie orchestre, ensembles e gruppi che utilizzano il mandolino quale strumento principale nel proprio organico. La F.M.I. rappresenta l'Italia nell'E.G.M.A. (European Guitar and Mandolin Association).

Le tecniche moderne per mandolino, oltre a portare una standardizzazione su stili napoletani, tendono a imitare le sonorità mediterranee e profonde dell'Oud arabo.
Discorso a parte va fatto per l'approccio di musicisti non salentini, che, mantenendo la tecnica napoletana, suona completamente all'italiana, semmai contaminando con influenze irlandesi.
Sono pochi i gruppi moderni che utilizzano ampiamente il mandolino ed il violino, con tecniche variabili.
Tra questi ricordiamo: Officina Zoè (Salento),

https://youtu.be/4GR4sIGSn9w

Musicanti del Piccolo Borgo (Molise). Sporadicamente è stato impiegato anche da gruppi come Canzoniere Grecanico Salentino ed Aramirè.



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