Your message has been sent, you will be contacted soon
Musica Popolare Italiana

Chiama

Chiudi

Il saltarello, ballo tipico delle Marche

Il saltarello è un ballo tipico delle regioni dell'Italia centrale, in modo particolare del Lazio, delle Marche, dell'Umbria, dell'Abruzzo ed in parte del Molise (in queste due ultime regioni il ballo viene detto al femminile saltarella).

Si presenta prevalentemente come danza di coppia. La "saltatio" era una danza tipica delle popolazioni latine e infatti era molto diffusa fin dai primi albori della civiltà romana, tanto che in latino il termine "saltationes" finì per estendere il suo significato fino ad essere utilizzato per indicare i balli in genere. Ritroviamo queste danze anche nel Medioevo: balli molto vivaci, eseguiti in gruppo e con una esplicita carica erotica, tanto che la Chiesa impose di limitarne la pratica durante le feste liturgiche. La prima fonte oggi nota di una danza detta "saltarello" è una trascrizione musicale della metà del XIV secolo in ambiente aristocratico.  Solo tra il XVII e XVIII secolo troviamo anche negli ambienti popolari affermarsi nelle regioni centro-settentrionali una danza che reca il nome di saltarello nelle sue numerose varianti fonetiche dialettali.

In realtà non si tratta di un unico modello di danza, ma il saltarello va inteso - al pari di altre grandi famiglie di danza tradizionale italiana come la tarantella, il trescone, la manfrina, la furlana- una grande famiglia etnocoreutica che si esprime con numerose varianti locali. Negli ultimi decenni un intenso lavoro di documentazione etnografica sta registrando numerosi esempi del ballo, tale interessamento ha prodotto anche l'effetto collaterale di rivitalizzazione giovanile di alcuni modelli, con conseguenti trasformazioni e corruzione delle strutture e degli stili coreutici degli anziani. Ma ancor prima del folk-revival, sin dagli anni '30 del XX secolo numerosi gruppi folkloristici hanno inventato nuove forme coreografate e spettacolari che portano il nome di "saltarello", talvolta molto distanti da balli tradizionali.

Nella tradizione popolare il saltarello presenta tratti comuni con la pizzica pugliese e la tarantella napoletana, tutte appartenenti alla tradizione delle danze di corteggiamento.

Il tratto peculiare del saltarello marchigiano, di cui ci occupiamo nel dettaglio, è la sua formula "cantata" che vede gli esecutori nel doppio ruolo di ballerini e cantori: accompagnati dal suono di organetto e tamburello, infatti, uomini e donne si esibiscono, oltre che in passi di danza, in simpatici canti "botta e risposta" che ruotano intorno al tema del corteggiamento.

La fonte della tradizione ancestrale marchigiana è la Montagna delle Fate, il monte Sibilla: il ballo e lo strumento archetipico delle Marche nacquero lì. Sui Monti Sibillini le origini storiche del saltarello si intrecciano con le leggendarie Fate della Sibilla, investendo questa danza di significati simbolici ben più profondi. Si narra, infatti, che furono proprio le Fate ad insegnare agli uomini il saltarello. Esse potevano ballarlo solo tra di loro: se un essere umano avesse danzato con una di queste creature sarebbe stato risucchiato per sempre nel Regno della Sibilla. Il saltarello oggi viene ballato prevalentemente in coppia mista, ma in passato veniva eseguito anche in gruppi di sole donne. Originariamente, infatti, erano le donne ad "officiare" il rito del ballo, diventando così incarnazione pulsante dell'eros.

Anche gli strumenti musicali che accompagnano la danza sono riconducibili simbolicamente ai due sessi: il tamburello, strumento la cui origine leggendaria viene attribuita proprio alle fate, era infatti tradizionalmente suonato dalle donne in casa, mentre l'organetto, simbolo dell'ingegno dell'uomo, era uno strumento tipicamente maschile. Con l'organetto si compie il passaggio del saltarello dal mondo delle Fate al mondo degli uomini, perdendo parte della sua sacralità.

tamborganet

Anche nella leggenda ritroviamo questo momento di passaggio: si racconta infatti che durante una festa dei ragazzi provarono ad alzare le gonne delle fate scoprendone le zampe caprine. Con questo gesto fu come se volessero trasformare la dimensione sublime e divina dell'erotismo, in un impulso animalesco e incontrollato. E allora le Fate fuggirono, lasciando gli uomini alla loro "bestialità".

Nelle Marche esistono e sono documentabili diverse espressioni locali del saltarello: la ricchezza di oggi testimonia i fasti di un passato ancor più ricco di varianti. Nonostante questo, un comune sostrato simbolico molto forte e radicato può far parlare, a ragione, di Saltarello Marchigiano.

Viene eseguito principalmente con il tacco e la punta del piede ed è una danza che esprime gioia e voglia di divertimento, durante la quale il ballerino dimostra la propria bravura nel corteggiare e conquistare la ragazza desiderata. Un tempo veniva ballato dai nostri contadini che si ritrovavano giù per l'aia al termine di una lunga giornata di lavoro nei campi ed era l'unica fonte di allegria e spiensieratezza.

Il saltarello civitanovese è diverso da quello ballato nelle zone interne delle Marche perché, trovandosi Civitanova vicino al mare, ha ricevuto influssi culturali propri dei popoli e delle zone costiere. Tutti gli altri tipi di saltarello che si ballano nelle zone montuose e interne delle Marche sono, invece, molto simili tra loro è accomunati dal ripetersi delle stesse figure danzanti.

Tuttavia il tipo di saltarello marchigiano si divide in quattro parti principali, ma nel ballarlo possono essere eseguite diverse varianti e non vi è uno schema classico, un ordine ben preciso da rispettare poiché i ballerini variano le loro movenze e le figure secondo la loro ispirazione improvvisa.

https://youtu.be/mW74Ns2OMpw

Tra le figure principali troviamo:

  1. “lu spuntapè”: l’uomo va a prendere la donna a passi rullati, la conduce fino al centro, qui i ballerini accordano i loro passi e le loro movenze, battendo alternativamente il piede destro e quello sinistro, ora divaricando, ora chiudendo le gambe, facendo col corpo mezza piroetta. Il ballerino picchia fortemente e velocemente i piedi in terra e corteggia, girandole intorno, la ballerina, che, sempre sul posto, danza sulla punta dei piedi e gira su se stessa.
  2. “lu filò”: il ritmo musicale cambia, diviene più intenso. La donna, compiaciuta, ora si sottrae, ora si avvicina all’uomo; c’è quasi una tensione amorosa, cadenzata dal ritmo me dalla velocità del passo
  3. “la scarpetta”: dopo una breve ripresa dello spuntapè, non dappertutto, la scarpetta ha inizio con un’impennata del ritmo che torna ad essere sostenutissimo; i due ballerini, battendo fortemente il piede sinistro dall’alto in basso e rullando il destro da dietro in avanti, raggiungendo un accordo perfetto.
  4. “lu jiru”: corsa veloce e ritmica a piccoli passi dei ballerini, che girano intorno


Tag: