Your message has been sent, you will be contacted soon
Musica Popolare Italiana

Chiama

Chiudi

Caterina Bueno "La voce della Toscana" – Un inventario per la memoria

“Poi arrivò il mattino
e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu,
con due spalle da uccellino
in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu”.

Comincia così “Caterina”,  Una delle canzoni più famose dell’album “Titanic”, una ballata in cui Francesco De Gregori suona l'armonica a bocca, dedicata alla folksinger fiorentina Caterina Bueno, con cui il cantautore era stato in tour nel 1971.

http://youtu.be/YdVr-YAMlUo

L’occasione per riaccendere i riflettori su questa straordinaria artista, ricercatrice, talent scout di giovani artisti (dallo stesso De Gregori a Francesco Giannattasio a Riccardo Tesi a Maurizio Geri a Alberto Balìa a tanti altri musicisti che si sono affermati sul piano nazionale) è stata la presentazione in questi giorni del Volume “Caterina Bueno – Inventario del fondo documentale”.

400px-Francesco_De_Gregori_Caterina_Bueno_Antonio_De_Rose

Si tratta di un avvenimento importante.

Daniela Lastri

Daniela Lastri

L’inventario del fondo documentario, come ha sottolineato Daniela Lastri “è infatti non solo un gesto dovuto ad una delle esponenti più importanti della musica popolare italiana, …………….. (ma) è un lavoro preziosissimo che permetterà agli studiosi e a tutti gli amanti di questa straordinaria figura di cantante-ricercatrice di comprenderne a pieno l’importanza nel patrimonio musicale italiano”.

Caterina Bueno, ricordano Roberta Fuda e Carla Zarrilli, direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, “avendo maturato da giovane un’esperienza di appassionata ricerca scientifica, formò un prezioso archivio sonoro con la registrazione di centinaia di canti popolari toscani, al quale successivamente affiancò una cospicua raccolta di documenti relativi alla propria attività artistica”. Questo materiale, insieme al carteggio e al materiale fotografico, è andato a costituire l’archivio Caterina Bueno presso l’archivio di Stato di Firenze.

L’inventario analitico, ora pubblicato, diventerà lo strumento di accesso al fondo, finalmente descritto con la necessaria chiarezza e ordinato in serie che consentono di comprenderne il percorso formativo

L’auspicio della Zarrilli è che questo lavoro possa a breve essere arricchito con un “lavoro sul materiale sonoro, che andrebbe a completare l’archivio di una delle più importanti personalità della musica popolare italiana del XX secolo”.

zarrilli

La presentazione dell’Inventario ha dato l’occasione per una nuova e approfondita riflessione su questa grande e originale artista, in particolare “sul rapporto tra la sua marcata personalità, la sua autonomia artistica, la “ netta cifra libertaria costantemente testimoniata, (che) le ha consentito di avvicinarsi a modelli di alterità quasi irriducibile, che pertengono non soltanto alle opzioni politiche, quanto, piuttosto, a scelte alimentari, alla percezione del tempo, del paesaggio e dell’ambiente di insediamento, alla conduzione dei rapporti interpersonali, fino ai modi di abbigliarsi” e il vivere una vita nella quale “l’interesse per le espressioni cantate e le narrazioni tradizionali è divenuto prassi quotidiana e ragione di vita”

Il tratto di una dialettica feconda che attraversa sia il rapporto tra autonomia interpretativa e attenzione alle fonti, sia il particolare senso di “internità” al mondo folk.

Pietro Clemente, in una delle introduzioni all’Inventario, sottolinea come “nonostante la grande autonomia dell’interpretazione vocale e degli arrangiamenti Caterina aveva un forte senso della verità documentaria dei canti, del rimando al loro mondo sociale di produzione. Per questo nei concerti li presentava sempre con qualche parola che li riferisse all’ambiente in cui erano nati e dove spesso lei stessa li aveva raccolti”.

Maurizio Agamennone

Maurizio Agamennone

Concetto ripreso e amplificato da Maurizio Agamennone dell’Università di Firenze.

“Nella sua opera di interprete vocale e solista, ha espresso l’identità musicale e culturale della Toscana profonda, come pochi: si può perciò dire che la sua voce sia “la voce della Toscana”. Ed è singolare che abbia percorso le vie dell’arte con una voce così insolita, scura e morbida, da contralto, assai lontana dalle voci femminili della tradizione orale italiana e mediterranea, molto acute e tese ……… quella voce, così scura e sensuale, costituisce una netta marcatura di rilievo estetico: rappresenta il tratto acustico e simbolico che definisce lo scarto tra il documento etnografico raccolto sul terreno, da una parte, e l’invenzione artistica condotta in palcoscenico, dall’altra, un segnale che indica la rinuncia consapevole a maldestre e logore procedure di “calco” o “riproposta”, come pure è stato, non raramente, nella lunga stagione del folk-revival”.

E a proposito del rapporto con la cultura popolare ancora Clemente sottolinea che “Caterina aveva un atteggiamento verso la cultura popolare di grande rispetto e la interpretava con un sentimento di fedeltà. Negli ultimi concerti che ho sentito, in cui valorizzava fortemente degli autori e cantori della periferia urbana, il senso di partecipazione la portava in un certo senso a proporre, nelle sue note di presentazione, quegli autori più come dei ‘colleghi’ che come degli oggetti di studio. Così forse era anche per i cantori contadini che spesso aveva registrato: si sentiva una collega più presente nella scena nazionale e internazionale, come di fatto fu, e che quindi aveva il compito di far conoscere anche repertori e voci di realtà locali meno conosciute.”

Pietro Clemente

Pietro Clemente

Una “internità” al mondo della cultura popolare vissuta dunque in modo non banale e quanto meno stereotipato.

Per dirla con le parole di Agamennone “non credo che (la) netta marcatura acustica contrasti con il suo sentirsi “interna” alle pratiche osservate nella singolare etnografia esercitata; piuttosto, mi pare che si possa intendere quella condizione come una “internità” mobile e fluida, emotiva, affettiva, solidale e anche politica, costruita sulla amicizia interpersonale, sulla condivisione di certe sensibilità e valori profondi: un “sentire” e un “fare” lontani  dall’approssimazione posticcia o dalla riproduzione in forma di copia sbiadita, distanti altresì dai rischi di una assimilazione meramente ideologica”.



Tag: