Your message has been sent, you will be contacted soon
Musica Popolare Italiana

Chiama

Chiudi

Sulle tracce della zampogna. Dialogo con Marcello De Dominicis

marcello de dominicis

Continuiamo il nostro viaggio sulle tracce della zampogna. Dopo aver dialogato con Erasmo Treglia, oggi è la volta di Marcello De Dominicis, insegnante di canto e di musica popolare, giornalista musicale, consulente musicale per cinema, teatro, tv e fondatore del gruppo Folk road.

 

Uno strumento che oggi vive una certificata rinascita e contemporaneità. Proviamo a mettere in primo piano le origini e i tempi della zampogna.

Anticamente lo zampognaro era una figura molto presente nella vita delle comunità agro pastorali del centro Italia e del meridione soprattutto. Suonava tutto l’anno e segnava attraverso il suo repertorio i momenti storici e i momenti dell’anno di una comunità. Importanti erano le novene, in particolare quella natalizia (dall’8 al 22 dicembre). Suonava saltarelli e tarantelle. Oggi ancora suona, ma con meno importanza rispetto al passato. Si suona nelle feste e nei festival. Si suona  nelle comunità dove la zampogna è ancora sviluppata.  La zampogna, oggi, è relegata al periodo natalizio e ai festival specifici.

 

La zampogna è uno strumento, legato a testi, temi e contesti. Illustriamone qualcuno

Fondamentali sono le aree, i territori. Durante la novena diverse erano le canzoni e i motivi. Sicuramente parliamo di pastorali per quanto riguarda il periodo natalizio e per quanto riguarda il saltarello nel centro sud. La zampogna è uno strumento legato ai saltarelli cantati e alle tarantelle. E’ più corretto parlare di repertorio, o meglio di repertori definiti attraverso zone, territori ed aree.

 

Repertorio e zampogna, due aspetti che si definiscono sulla base di un territorio. Proviamo ad intraprendere un viaggio nelle terre dei suoni soffermandoci su 4/5 tappe.

La zampogna è uno strumento diffuso in tutta Italia, dal Nord al Sud e in tutto il mondo prende nomi differenti. In Sicilia, Agrigento, Catania, Messina. In Calabria nel catanzarese o nella zona di Reggio Calabria. A Castel Nuovo a Volturno, nell’Abruzzo e nel Sannio.

Una menzione particolare va dedicata a Scapoli, dove c’è un festival della zampogna tra i più importanti d’Italia, ma anche nella nostra Val Comino dove c’è il gruppo dei Calamus e tutto il lavoro di Antonelli. Insieme hanno riportato attraverso un piccolo festival estivo, la zampogna in primo piano nel frusinate. Nel reatino, ad Amatrice con la ciaramella, ad Itri è molto sviluppata la tradizione della zampogna. Ci sono famiglie importantissime come la famiglia dei Palazzo. Picinisco e Villa Latina dove si costruiscono le zampogne per  buona parte della nostra regione.

Al Nord troviamo la baghèt, la piva. Nella parte Istriana troviamo diversi luoghi di zampogne.

Ognuna di queste regione ha sviluppato dei repertori legati a danze e canti tradizionali.

 

Maranola, Acquafondata e Scapoli, sono tre borghi molto piccoli in cui l’attenzione per la musica popolare e il valore per la tradizione è in continua crescita. Cosa rappresentano oggi?

Rappresentano quei momenti in cui per fortuna, a dispetto di una rimozione di tutte le tradizioni, una grande oasi ancora è possibile. Sono delle vere e proprie oasi in cui le tradizioni, le culture e nel nostro caso le zampogne vengono portate in auge.

A Maranola un grande plauso va fatto ad Ambrogio Sparagna e Treglia perché attraverso la loro formazione musicale, il primo etnomusicologo e musicista, il secondo ricercatore e musicista, hanno riportato la zampogna nel territorio in cui si è sviluppata. Penso a suonatori importanti. Gli stessi Ambrogio ed Erasmo suonano la zampogna. Se non ci fosse stato questo festival anche degli zampognari importanti della nostra provincia tipo quelli di Monte san Biagio avrebbero suonato solo nel loro paese d’origine. Non solo, il discorso della zampogna a Maranola ha assunto una prospettiva internazionale.  Da anni, attraverso il Festival, sono molti i musicisti internazionali (dalla Mongolia, dalla Romania) che cercano un confronto con la zampogna locale.

Scapoli è uno dei paesi in cui la zampogna si è sviluppata, c’è sempre stata e ancora oggi ci sono dei costruttori, dei liutai. Veri artigiani che fabbricano delle ance importanti per la diffusione del suono stesso. E’ il luogo dove, negli anni, si è sviluppato un festival di grande rilevanza, frequentato da musicisti internazionali. Ne cito una tra tutti, l’irlandese P. Kenan con la sua Uillian pipe. Scapoli è il territorio nel quale è nata “Utriculus”, rivista fondamentale per tutti coloro che volevano approfondire in Italia il discorso delle zampogne. Un sicuro punto di riferimento.

 

Il grande successo di pubblico e l’attenzione sempre crescente nei confronti della musica popolare e della zampogna testimonia un senso di modernità?  Questa ipotetica modernità può esser frutto della storia di questo strumento?

Certamente si. Pensiamo all’evoluzione nel tempo e alla sua diffusione. In molti paesi come Scozia, Irlanda, Galizia, Bretagna con strumenti differenti dai nostri. Il biniou per la Bretagna, la bagpipe per la Scozia, la Uilleann pipe per l’Irlanda , la gaita celtico-spagnola.

In Italia la zampogna diventa, negli ultimi venti anni, uno strumento non solo antico ma anche moderno. Il lavoro di Piero Ricci, lo zampognaro, liutaio del Molise inserito a tutti gli effetti all’interno dell’orchestra diretta da Riccardo Muti testimonia ciò.

Le continue modifiche allo strumento e i cambi di accordatura, musicisti molto bravi e versatili insieme a strumenti di altissima fattura permettono di considerare questo strumento al pari degli altri.

La zampogna ha una rilevanza enorme, guai a sottovalutarla o a considerarla inferiore. Ci sono compositori in tutta Europa che scrivono temi, aree, repertori in cui la zampogna è preminente. Gianni Perilli ad esempio, il cui padre era un grande artigiano di zampogne a Villa Latina, è un celebre innovatore di ciaramelle, musicista e compositore. Un pezzo come Mainarde, pezzo scritto che ha fatto il giro del mondo, dall’Italia alla conquista dell’Irlanda e del Canada.

Per la sua sonorità si presta ad un uso moderno non solo legato alle tradizioni popolari ma legato a nuovi temi scritti. Pensiamo all’uso che ne ha fatto il cantautore Fabrizio De Andrè, portando in primo piano organetti e zampogne.



Tag: