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Musica Popolare Italiana

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Il suono della zampogna

Antonio Giordano - Musica Popolare Italiana

Inizia oggi questo mio percorso con il “blog d’autore” di musica popolare italiana, è un grandissimo piacere e un ancor più grande onore, ma soprattutto è per me una immensa responsabilità.
 Sì, perché proverò raccontarvi di uno strumento che oggi più che mai rischia di perdersi, uno strumento che si dica affondi le sue radici addirittura nell’antica Roma, uno strumento che si porta dietro sogni e storie: la Zampogna. 
Attraverso questo mio racconto, che incrocerà terre, persone e melodie così diverse tra loro ed eppure così simili, confido e spero di poter avvicinare a questo mondo affascinante e misterioso anche i più giovani, anche coloro che forse a stento hanno vista una zampogna in fotografia, anche coloro che non la conoscono ma forse la amano già senza saperlo. 
E questo è un po' quello che provo a fare tutti i giorni con il mio gruppo, la Compagnia Daltrocanto, quando porto in giro le mie zampogne per le piazze d’Italia, dimostrando che con quello strano strumento a sacca si può ballare, divertirsi e scrivere canzoni con il gusto dell'oggi senza perdere il fascino di un tempo.

La zampogna è uno strumento antichissimo ma dannatamente attuale perchè, con la sua inseparabile sorella Ciaramella, può suonare a pieno titolo anche con strumenti apparentamente lontani come basso elettrico e batteria, bouzuki greco e irlandese, chitarra e disco armonico.

Quando ero bambino più che il Natale si usava aspettare con impazienza la Befana, che portava quei doni, allora, attesi per un anno intero. Ma io, con ancora maggiore impazienza, aspettavo gli zampognari per la tradizionale novena. Davanti alla porta li accoglievo e mimavo sempre i loro buffi strumenti, mentre quel suono mi penetrava il cuore. 
Ogni anno si ripeteva la stessa scena e mio padre lì a domandare: "Ma dove si comprano questi strumenti…".

Poi l'imprevedibile cammino della vita mi ha portato lontano. Altre vicende, altre convinzioni ma la storia, forse, era già scritta. 
Ci siamo finalmente incontrati, io e la zampogna sul monte Sirino, a casa di Antonio Forastiero, considerato uno dei più grandi costruttori di sempre, in un caldo giorno di primavera e da allora non ci siamo più lasciati.

La zampogna la senti suonare, di quel suono inconfondibile che non lascia dubbi, come forse nessun'altro strumento. Ne senti l'odore, intenso, forte, che affonda le radici nella fatica e nel sudore della gente di montagna.
La tocchi con mano, il legno lavorato con certosina precisione dimostra chiaramente tutte le ore impiegate per passare da albero a strumento, e la pelle, da cui esce l'aria che produce quel suono unico, pare conservi lo spirito dell'animale che l'ha donata.

E poi loro, i suonatori, con quegli strani cappelli quasi a coprirne gli occhi e quei lunghi mantelli che scendono dalle spalle fin raso terra, tanto che viene paura che possano inciampare da un momento all'altro.

E quel rito infinito dell'accordatura, ore e ore spese a modellare la cera per aprire e chiudere i fori dei bordoni, per evitare che il suono sia troppo grosso o troppo fino, calante o crescente. Quel suono che nonostante tutto l'impegno profuso non sarà mai preciso come quello di uno strumento moderno.

Tutto questo mi ha rapito totalmente, mi ha appassionato al punto di girare in lungo e in largo lo Stivale per conoscere i vari costruttori e le varie zampogne, le loro storie, le loro differenze, le varie tecniche e le infinite melodie tradizionali. Un viaggio lunghissimo che non troverà mai fine e lungo il quale voglio portarvi con me per potervelo raccontare.

Antonio Giordano
Compagnia Daltrocanto



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