Secondo disco per il supergruppo di organettisti: Samurai Accordion
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Non c’è nessun altro strumento popolare che si sia prestato a essere sfruttato, strizzato ed esteso al limite delle sue possibilità quanto l’organetto diatonico: è un processo in atto – a grandi linee – dagli anni Ottanta del secolo scorso, ma che negli ultimi dieci anni è emerso in maniera più evidente, e toccando punte di ricchezza e raffinatezza forse impensabili ancora fino a qualche anno fa.
Il supergruppo Samurai – che mette insieme cinque “big” europei dell’organetto diatonico – è una diretta conseguenza di questa popolarità dell’organetto come strumento per eccellenza del nuovo folk europeo.
Per di più, Te è il secondo disco a nome Samurai Accordion, con cast leggermente diverso dalla prima uscita. Escono, rispetto al disco omonimo del 2011, il francese Bruno Le Tron e il belga Didier Laloy. Rimangono in campo il finlandese Markku Lepistö, l’irlandese David Munnelly e il nostro Riccardo Tesi. Subentrano l’esperto basco Kepa Junkera e la giovane matricola Simone Bottasso, tra i migliori talenti della nuova generazione dei trentenni. Da notare che il primo era insieme a Tesi nel trio Trans-Europe Diatonique (il terzo era John Kirkpatrick), che nel 1993 costituì probabilmente il primo e più importante esperimento di questo genere, e il secondo ha spesso collaborato con lo stesso Tesi, anche in trio di organetti (a nome Triotonico: il terzo era, in questo caso, Filippo Gambetta).
In molti progetti di questo tipo – o meglio, più in generale con i “supergruppi” di qualsiasi genere – il rischio è quello di superare quel sottile confine fra il suonare insieme e l’autoerotismo di gruppo, con cinque talenti che si suonano addosso a colpi di abbellimenti e fraseggi al limite dell’eseguibilità. Samurai – e il merito va a tutti e cinque i suoi membri – non è un progetto di questo tipo, soprattutto perché il fulcro è tutto sulla composizionepiù che sull’improvvisazione, sull’arrangiamento e sulla ricerca di soluzioni collettive e condivise (che sono necessariamente anche limitate dall’organico anomalo, e dai limiti stessi dell’organetto come strumento: ed è, naturalmente, questo il bello). Dieci tracce, due a testa per ciascuno, in cui tutti e cinque i Samurai danno un saggio della loro idea di composizione per organetto.
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