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Musica PopoIare ltaIiana

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I miei primi passi nella barberia

In tutto il Sud c’era questa tradizione della musica che si suonava nelle barberie. La peculiarità di San Vito era un Maestro, il mio maestro: Costantino Vita. Impartiva delle vere lezioni di musica; conosceva la musica e impartiva lezioni sì, ma tra una barba e l’altra. Io la musica l’ho imparata lì, nella barberia del Maestro Costantino Vita, fratello del Maestro Vincenzino che ha chiuso nel 2003. Vincenzino e Costantino erano contadini che a loro volta erano poi andati a garzone da un barbiere, e lì avevano imparato a suonare. Maestro Vincenzino era l’ultimo barbiere che suonava mandolino e chitarra, e faceva gli unguenti. Faceva barba e capelli ma non eseguiva lo shampoo perché non c’era l’acqua calda. Aggiustava le borse e le scarpe, arrotava i coltelli, e poi molto altro ancora. Non so se ce ne sono in altri posti. So che a Gioia del Colle c’è un posto dove si riuniscono in una barberia per suonare la musica, la musica delle barberie, ma non so se la barberia è ancora funzionante. Oggi con l’esplosione di questi centri estetici, le barberie stanno scomparendo.

Mimmo EpifaniIo facevo la prima media, avevo dodici anni quando ho iniziato a studiare dal Maestro Costantino. Facevo delle cose per giustificare che ero lì, quando non c’erano i clienti prendevano la chitarra. Il primo approccio è stato che io dovevo andare lì e fare delle cose, dovevo imparare il mestiere di barbiere. Poi il barbiere non ho imparato a farlo ma ho imparato a suonare lo strumento, anzi ho imparato la musica. Quando eri lì, ti insegnavano non solo a suonare lo strumento ma anche la musica, e la cosa più bella era proprio questa, la musica. E’ come un autista non deve solo saper guidare la macchina ma devi capire la logica, come si guida un taxi, un camion, un autobus.

Mi dicevano “se vuoi saper suonare bene un mandolino devi capire come ti deve accompagnare un chitarrista”. Dovevi anche capire la chitarra, per suonare bene uno strumento devi conoscere anche gli altri. Così mi hanno insegnato a suonare il mandolino. Subito dopo mi facevano anche accompagnare con la chitarra. Mi dissero che ero più portato per il mandolino. Io a casa l’avevo il mandolino di mio nonno; in verità ero fissato con la chitarra ma a casa non me l’avevano comprata.

Le barberie erano scuole di vita. All’interno c’erano parecchie orchestrine. Ogni barberia aveva la sua orchestrina. Quando una era bravo lo chiamavano. Tutti suonavano. Nessuno era in competizione. Si volevano bene.

Ho anche un video in cui suono con il Maestro Vincenzino. Lui mi fa la barba, poi suoniamo insieme. Era un soggetto particolare: noi andavamo lì per parlare con lui, era sempre arrabbiato per la vicenda del fratello che era sparito, era andato in guerra in Russia e poi lo avevano liquidato con una misera pensione. Si metteva a suonare musiche bellissime, poi nel bel mezzo si interrompeva e bofonchiava  rimuginando sulla vicenda del fratello: "mio fratello in Russia ….uno schifo fi pensione…..". Preparava gli unguenti. Era una sorta di psicologo, filosofo. Dopo il prete l’altra figura del paese era il barbiere.  Qualsiasi problema avevi andavi da lui.

La musica dei barbieri era una musica particolare, viva, vera.

Mi è rimasta impressa la verità e il valore di momenti indimenticabili. La barberia? Una vera scuola. Antonio Cascetta, un carriere che portava il cavallo con il traino, che poi era emigrato in Germania mi disse che era più importante conoscere un’arte, saper cantare, saper suonare uno strumento che avere tanti soldi in tasca "se tu sei ricco e nessuno ti conosce …..se canti bene la gente ti apprezza anche se non hai i soldi …..se non sai cantare o suonare non ti apprezzano …..al mio padrone in Germania che aveva tanti soldi non lo salutava nessuno ….tutti invece salutavano me perché mi conoscevano perché sapevo cantare".

Uno che fa musica, ma che fa anche qualsiasi cosa di arte è un privilegiato, un attento conoscitore del mondo. Noi siamo attratti dal mondo, dal particolare, dal singolo e dall’insieme. Siamo attratti dai profumi, dagli odori. In particolare nella barberia quel profumo di cipria e quella sigaretta. Quando entro in un luogo e sento quell’odore me ne vado al manicomio. Io non fumo, ma mi ricordo di quand’ero bambino.

L’odore d’incenso che adesso senti per esempio a Roma, portato da gente che viene dal Bangladesh, a noi non ci appartiene più. A me non appartiene, mentre mi appartengono altre situazioni. Il Portogallo, ad esempio, a me piace perché, al di là del popolo e della musica, sono rimasti con quegli odori lì!



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