Gianni Perilli: la ciaramella, la Ciociaria e la chiamata di Ennio Morricone
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È l’uomo che prende i suoni dal tempo e li riporta in vita, costruendo gli strumenti che ormai non esistono più. Gianni Perilli è uomo che attraversa il tempo e viaggia tra i confini.
La sua storia parte dagli Stati Uniti, passa per la Ciociaria, da Villa Latina, ma si sposta di nuovo repentinamente negli Stati Uniti. «Mio padre nacque a Brooklyn da famiglia italiana, crebbe lì e iniziò a suonare proprio nella Grande Mela. Imparò a suonare zampogna e ciaramella da alcuni conterranei italiani. Poi tornò in Italia, a Villa Latina, nacqui io e fin da subito mi ha trasmesso l’amore per la ciaramella. Lui era bravissimo. Sembrava di ascoltare un violino talmente era dolce il suo modo di suonarla. Io ho sempre cercato di imitarlo, avevo quattro anni e nascosto sotto un tavolo guardavo le prove della banda del paese di cui lui faceva parte. Li ascoltavo per ore!».

In America il piccolo Gianni impara subito a suonare. A cinque anni il padre gli insegna i segreti della fisarmonica mentre a undici anni, quando fecero rientro in Italia, entrò nella banda del paese.

Poi arriva la chiamata da Napoli di Eugenio Bennato colpito dalla ciaramella di Gianni Perilli che lui credeva essere un sintetizzatore. Solo quando lo vide suonare dal vivo capì che in effetti non era un sinth.
Ne segue una corte spietata da parte di Bennato e l’ingresso di Perilli nei Musicanova, collettivo con i maggiori interpreti della musica folk napoletana destinato alla fama nazionale.
Il nome di Perilli inizia a circolare e le collaborazioni si moltiplicano. Assieme a Pino Daniele e Rosario Jermano scrive e registra la sigla di LineaBlu, programma Rai. Con il trio Archè porta il suono di zampogna e ciaramella negli Stati Uniti ed in Canada; con Tullio De Piscopo incide un 33giri e collabora con Peppe Barra.
Il vero primo amore lo ha consacrato, quella ciaramella che lui stesso ha contribuito ad innovare.
«Mio padre è stato tra i primi a suonare zampogna e ciaramella in chiave anche moderna. Con lui abbiamo studiato la Ciaramolla. Cioè una ciaramella con l’ottava bassa ricavata dalla canna più grande della zampogna. Oppure la ciaramella con le chiavi per poterla suonare anche con i semitoni. Per non parlare della zampogna senza l’otre. Cioè soffiando direttamente dal collo per avere un suono non continuato, con delle “staccature” diciamo”».

L’estro e la voglia di suonare lo hanno portato in giro per il mondo. Ma fu questo studio nel vivisezionare una zampogna ad attirare l’attenzione di uno dei più grandi musicisti della nostra storia contemporanea. Un giorno squilla il telefono e… “salve, sono Ennio Morricone…”. “Ho chiamato il conservatorio di Frosinone. Ho bisogno di una parte di ciaramella per il film di Sergio Citti, Magi Randagi».
«Guardi Maestro se vuole vengo a Roma».
«No va bene anche qui al telefono».
«Maestro veramente la ciaramella non la tocco da qualche giorno. Dovrei bagnare le ance».
«Non c’è problema guardi, la richiamo tra 10 minuti».

E così fece. Lo richiamò dopo 10 minuti e Perilli ottenne la parte per telefono. Dopo qualche giorno gli arrivò la partitura via fax con tanto di dedica. Poi andò a Roma a registrare col Maestro.
Morricone però non ha mai dimenticato Perilli, il suo modo di suonare e soprattutto quella strana Ciaramolla.
Infatti dopo qualche anno altro dialogo surreale al telefono: «Perilli, quando registrammo le musiche di Magi Randagi mi fece ascoltare quello strumento, la Ciaramolla. Ce l’ha ancora?».
«Si maestro certo».
«Sto componendo la colonna sonora per un film. Mi piacerebbe inserire una parte di Ciaramolla, le mando un fax con le partiture».
Quel fax conteneva le partiture di Baaria, stavolta con dedica di Morricone e Tornatore. Il maestro porta con sé Gianni Perilli anche per una decina di concerti, compreso quello di Natale nella Basilica di Assisi.

Negli ultimi anni Gianni Perilli collabora e suona con amici di vecchia data. Amici che condividono con lui la passione per la musica e le tradizioni popolari. Come Benedetto Vecchio ed il suo ensemble MBL.
«Anni fa suonai a Cassino con Eugenio Bennato e i Musicanova. Benedetto era tra il pubblico, avrà avuto 15/16 anni, mi venne a salutare dopo il concerto. Lo rividi anni dopo, aveva formato questa band totalmente radicata nel territorio ormai già rodata a livello locale e non solo. Iniziai a collaborare con loro e ci lega ancora un grande rapporto di amicizia».
«Vorrei passare il mio tempo ad insegnare la musica ai miei nipoti, nient’altro. Vorrei trasmettere loro la passione, l’amore per uno strumento. Come fece mio padre con me. È il mio unico sogno nel cassetto».
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