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Terra, pane e lavoro: Rocco Nigro raccoglie i canti popolari e dei braccianti

 

Terra, pane e lavoro: Rocco Nigro raccoglie i canti popolari e dei braccianti

 

Con la direzione musicale di Rocco Nigro, è in uscita per Kurumuny il disco che raccoglie i brani al mondo bracciantile e popolare del Salento, che va da fine Ottocento sino al movimento di occupazione delle terre del 1949-1951.

In distribuzione Terra pane e lavoro, il disco che raccoglie i canti popolari e dei braccianti da fine Ottocento sino all’occupazione delle terre del 1949-1951, con la direzione musicale di Rocco Nigro, prodotto da Kurumuny. Il lavoro discografico è stato pubblicato in prima edizione come allegato al volume curato da Luigi e Paolo Chiriatti, Terra Rossa d’Arneo. Le occupazioni del 1949-1951 nelle voci dei protagonisti, edito da Kurumuny.

Il disco verrà presentato venerdì 11 agosto nell’Area Mercatale di Calimera (Le), nella sezione Altra tela del festival La notte della taranta con Rachele Andrioli, Antonio Castrignanò, Massimiliano De Marco, Dario Muci, Vito de Lorenzi, Giorgio Distante e Giuseppe Spedicato. Direzione musicale Rocco Nigro .

“Terra pane lavoro” è un viaggio musicale legato al mondo bracciantile e popolare del Salento, che va da fine Ottocento fino al movimento di occupazione delle terre del 1949-1951. Uno spaccato di testi e musiche che riprende alcuni momenti storici salienti e si dipana tra inni di lotta, protesta e canti sociali, fino a trattare temi quali le grandi guerre e l’emigrazione. Il lavoro discografico segue nella successione dei brani l’ordine temporale degli avvenimenti. Le voci di Rachele Andrioli, Antonio Castrignanò, Massimiliano De Marco, Dario Muci, Giancarlo Paglialunga e delle sorelle Gaballo, soliste e in coro, sono le protagoniste.

Il disco si apre con due momenti ben precisi della lotta proletaria salentina. Il primo pezzo, Lu prima Maggiu, è ispirato al testo in dialetto gallipolino scritto da Vincenzo Cataldi nel 1891, in cui s’invitava la popolazione a prendere parte alla festa del Primo Maggio. Nel volantino è indicato: “Quista se canta cu la stessa aria te la canzone: A ncorpu la buscau o lu Ciarmaniu”, ma la melodia è andata perduta. Dario Muci narra la vicenda e ne riscrive la linea melodica. Il canto è accompagnato da una chitarra prima e da una banda in parata poi. Il secondo brano La Repubblica di Nardò narra le vicende del 9 Aprile 1920 a Nardò: è il giorno in cui Giuseppe Giurgola – rivoluzionario socialista – e Gregorio Primitivo – capo della lega dei muratori – guidarono un corteo di cinquemila rivoltosi fino al Municipio e staccarono i ritratti dei sovrani, emblemi della monarchia, proclamando la Repubblica Neretina. L’insurrezione fu stroncata sul nascere e durò un solo giorno. Riprendendo il testo della Ballata del nove aprile scritto da Vittorio Raho, intellettuale neretino, Rocco Nigro scrive la musica e il motivo de La Repubblica di Nardò cantata da Massimiliano De Marco. Sentiti tabacchine, registrato da Luigi Chiriatti negli anni Settanta, è un canto di denuncia delle dure condizioni di lavoro delle tabacchine. Eseguito da Giancarlo Paglialunga, è accompagnato da sole voci su un tappeto di percussioni popolari: violino a sonagli, cupa cupa, cucchiai e tamburello. L’America riprende il tema dell’emigrazione. Nel brano, interpretato da Rachele Andrioli, la rabbia di una donna si scaglia contro il marito partito per il nuovo mondo. Qui l’arrangiamento è fortemente legato al terzinato tipico di tutta l’Italia meridionale, da cui parte il “lamento gridato”. La traccia successiva è La pacenzia – testo di Rina Durante, musica di Daniele Durante – cantata e narrata da Antonio Castrignanò. È una surreale interpretazione della creazione, in cui Dio dà udienza ai diversi ceti sociali per concedere loro benefici. Ma i contadini, arrivati per ultimi, come al solito «si duvettera contentare». L’orchestrazione asseconda i momenti e i protagonisti del racconto, tra ironia e solennità.

La guerra fa da sfondo alle due tracce seguenti. Mi presi la cavalla è lo straziante lamento di un soldato, tornato dalla guerra, sulla tomba della promessa sposa. È un canto per sole voci eseguito dalle sorelle Gaballo, custodi della polivocalità popolare. Ne L’Albania, Rachele Andrioli interpreta l’ansiosa attesa dell’amato partito in guerra. L’arrangiamento viaggia dal sud dell’Albania a un onirico meridione d’Italia. Si prosegue con due brani in cui si trova la vecchia maniera di esorcizzare la sofferenza, di alleggerire il peso del quotidiano: il contrasto tra la durezza dei temi trattati e i modi e le armonie maggiori. Entrambi prendono vari titoli e forme a seconda dalla zona di provenienza. Ne La mescianza, si elencano le differenze tra le varie maestranze: i più sfortunati sono, ancora una volta, i contadini. In Scusati amici cari, registrato nel 1954 da Alan Lomax a Galatone, si racconta con aria di festa di fatti sociali e politici al limite del tragicomico. A chiudere l’opera due brani che narrano le vicende dell’occupazione delle terre d’Arneo. Ne La ballata delle terre occupate il testo è di Antonio Ventura, tra i protagonisti di spicco del movimento di lotta, rielaborato successivamente da Vittorio Raho. La linea melodica è, invece, delle donne: Sara Alibrandi, Antonietta Pati e altre che parteciparono all’occupazione. Riproposto qui in chiave moderna, si è scelto di accompagnare il canto con una lirica marcia per mandolino, tromba, clarinetto e rullante. Sic transit gloria mundi. Quella storia di certi cafoni è una elaborazione di Rooco Nigro del testo di Rosso l’Arneo di Vittorio Raho, ispirata alla tradizione dei cantastorie. È l’unico brano in tonalità minore, in cui la voce è accompagnata da un ritmo incalzante e da un tema malinconico. I versi di Vittorio Raho si intrecciano a stralci dell’intervista a Giuseppe Calasso, storico dirigente del Pci salentino.



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